LA CRIMINALITA' A MANTOVA
>> 1.1 I dati sulla criminalità: alcune osservazioni sull'andamento del fenomeno in Italia.
Prima di affrontare l'esame dei dati relativi alla città di Mantova è opportuno premettere alcune osservazioni relative all'andamento della criminalità in Italia negli ultimi anni.

Statistiche sulla criminalità. Per analizzare la criminalità e le sue variazioni nel tempo e nello spazio la ricerca si serve principalmente di due fonti: i reati denunciati all'Autorità Giudiziaria da Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza (statistica della delittuosità) e quelli per i quali l'Autorità Giudiziaria ha iniziato l'azione penale (statistica della criminalità), che tuttavia non rappresentano tutta la realtà, essendovi esclusa la parte di reati non denunciati (dark number).


A partire dalla fine degli anni '60 si è registrata nel nostro Paese una vera e propria svolta nell'andamento dei reati contro il patrimonio e contro la persona; nel giro di poco tempo il loro tasso è salito in maniera vertiginosa1, salvo che per alcuni delitti il cui andamento si è manifestato in parte diversamente a partire dalla metà degli anni '70. Per quanto riguarda le rapine, infatti, i dati mostrano una crescita continua fino al 1998, ad eccezione del periodo 1991-1995 in cui si è registrata una flessione.
Il numero di furti e di omicidi, invece, ha avuto oscillazioni di natura ciclica, con un primo ciclo che va fino al 1986 caratterizzato da una fase di forte espansione seguito da una più contenuta contrazione. Per i furti il secondo ciclo ha registrato un aumento fino al 1991 per poi decrescere fino al 1997 e di nuovo risalire dal 1998.
Inoltre si è riscontrato che negli anni '96-'97 sono aumentate le rapine (del 5,3%), i furti in appartamento (del 3,1%) come pure i furti in generale (0,5%), mentre sono diminuiti gli omicidi (dell'8,5%) e i furti d'auto (del 5,2%).
Infine, nel corso del 1998 i reati denunciati all'autorità giudiziaria sono stati 3.090.912 con un incremento dell'8,2% rispetto all'anno precedente. A tale aumento corrisponde un altrettanto notevole incremento delle denunce presentate contro ignoti che hanno raggiunto la percentuale dell'83,4% sul totale. In particolare i reati contro il patrimonio denunciati sono il 73,1% e di questi il 94,1% è commesso da presone rimaste ignote (ad esempio nel 96,5% dei casi di furto i responsabili non vengono identificati)2.
I dati presentati nei grafici successivo non sono di facile interpretazione, in quanto non è semplice specificare i fattori che danno conto del diverso andamento di alcuni reati negli ultimi trent'anni.


Fonte:Elaborazione dati ISTAT

Tuttavia è importante sottolineare alcune decise variazioni: innanzitutto il numero di furti, rapine ed omicidi è diminuito per cinque o sei anni dopo il 1991, mentre dal 1988 al 1997 vi è stato un forte aumento della percentuale di questi reati commessi da immigrati extra-comunitari, in gran parte irregolari, privi di permesso di soggiorno3.


Fonte:Elaborazione dati ISTAT

 


Fonte: Elaborazione dati ISTAT


Contrariamente a quanto si può pensare le due diverse tendenze non sono inspiegabili o incompatibili fra loro. Infatti l'andamento della criminalità è il prodotto dell'azione di molti fattori. Così nel corso degli anni '90 se i flussi migratori hanno provocato una crescita nel numero di furti, rapine e omicidi, altri processi ed avvenimenti hanno avuti effetti opposti. Si pensi ad esempio alla rilevanza connessa ai considerevoli sforzi compiuti a partire dal 1992 - a seguito degli omicidi di mafia - nelle zone meridionali del paese per combattere la criminalità, attraverso la riorganizzazioni delle forze di polizia ed un loro massiccio impiego nel controllo del territorio. Questi provvedimenti hanno provocato una diminuzione del numero di vari reati.
Tali oscillazioni tuttavia non permettono di trascurare il dato del fortissimo aumento, negli ultimi trent'anni, nel numero dei reati in modo particolare di quelli che incidono profondamente sul senso di insicurezza dei cittadini.
Infatti la presenza di tassi di occorrenza più alti di quanto non fossero mediamente non solo trenta, ma dieci anni fa, e la circoscrizione del fenomeno del ridimensionamento ad alcuni tipi di reato (omicidi e furti) riverbera i suoi effetti sull'allarme sociale e sulla paura che i cittadini hanno nei confronti del crimine.
Inoltre, questo aumento è stato più consistente nelle grandi città tant'è che nei capoluoghi di provincia il tasso di furti è quasi triplicato rispetto a trent'anni fa, mentre il tasso dei danneggiamenti è aumentato di sedici volte e quello delle rapine di diciotto volte. (Barbagli, 1999).
Comunque le statistiche - pur con differenze da caso a caso - mettono in evidenza come tutti i reati appaiono più frequenti nei comuni capoluogo.
Queste differenze appaiono legate a differenti strutture di opportunità - di compiere un reato, di procurarsi maggiore profitto,di essere individuati e scoperti -che le città più grandi e più ricche offrono rispetto a quelle piccole.
Tuttavia ciò non spiega il diverso andamento del fenomeno nel corso del tempo.
Premessa la difficoltà di dare risposta a questo tipo di domande, che implicano la valutazione di numerose variabili e del loro interagire, tuttavia non si possono trascurare le conseguenze riconducibili alle variazioni nei tassi (notevoli nel nostro paese) di una fondamentale variabile demografica: l'età4.
Le statistiche mostrano che in Italia - negli anni '70 ed '80 - è aumentata la quota di persone fra i 14 ed i 25 anni, mentre alla fine degli anni '80 si è registrata un'inversione di tendenza - destinata a mantenersi per i prossimi anni - che ha portato fra il 1988 ed il 1998 ad una diminuzione del 19% del numero dei giovani.

Età della popolazione: già da tempo gli studiosi hanno sottolineato che, a parità di tutte le altre circostanze, una popolazione commette più reati quanto maggiore è il numero di persone dai 20 ai 30 anni e molte ricerche hanno confermato soprattutto la maggiore delittuosità dei giovani da 14 ai 24 anni.

Se si consultano le statistiche relative alle persone condannate in Italia per età si ha modo di rilevare come nella classe di età tra i 18 ed i 24 anni si hanno le quote più alte circa i reati di omicidio (sette volte maggiore della classe dei quarantenni), furto (almeno nove volte più grande) e rapina.
Ciò spiega - almeno in parte - l'aumento nel tasso di furti, rapine ed omicidi, registrato negli anni settanta ed ottanta - fino al 1991 -ed il successivo decremento rilevato nella prima metà degli anni '90.
Insomma, a volte è sufficiente la variazione considerevole del numero di giovani in una società per indurre cambiamenti nel numero di reati.

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[1] Barbagli M. (1995) L’occasione e l’uomo ladro. Furti e rapine in Italia, Bologna, Il Mulino
[2] Eurispes, (2000), Rapporto Italia.
[3] Barbagli M., (1998), Reati, vittime e insicurezza dei cittadini, relazione presentata al convegno su “La sicurezza dei cittadini”, Roma, 22 settembre, 1998.
[
4] La Free G., (1998), Loosing Legitimacy, Westview, Boulder.

 

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