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In questa parte del
rapporto si sono analizzate alcune variabili incrociandole tra loro
(analisi bivariata o multivariata) in modo da ottenere informazioni più
attendibili rispetto alla mera descrizione del dato. Si sono quindi
utilizzate le metodologie della così detta statistica inferenziale il cui
scopo è quello di poter generalizzare all'intera popolazione i risultati
emergenti dal campione selezionato. Di seguito vengono riportate alcune
tabelle bivariate con in calce gli indici più comuni di significatività
statistica: il test del chi quadrato (c2), ed una misura di associazione,
lambda (l), parametri entrambi capaci di testare statisticamente la
'tenuta' e la "forza" della relazione. Nella costruzione delle seguenti
tabelle le singole voci di ogni variabile sono state raggruppate in due
categorie essenziali ed antitetiche. Questa operazione, nota con il
termine di dicotomizzazione, permette una più rapida ed agevole lettura ed
analisi del dato. Le prime due tabelle riguardano la variabile età
correlata alla sensazione di insicurezza ed alle esperienze di
vittimizzazione.

I soggetti anziani si
dimostrano maggiormente esposti all'insicurezza sociale, è quindi nei loro
confronti che deve indirizzarsi la più parte degli sforzi delle politiche
di prevenzione e repressione della criminalità, nonché degli atti di
inciviltà. Non sorprenda l'accorpamento in una singola voce 'fino a 59
anni di più fasce di età, dovuta in primo luogo alla ridotta dimensione
della quota di giovani nei rispondenti al questionario, in secondo luogo
al fatto che si voleva isolare la classe degli anziani come categoria
maggiormente a rischio e sensibile al problema.

Le persone anziane
risultano essere meno vittimizzate. Il dato sembra paradossale: le persone
meno vittimizzate sono le più insicure Si è già detto di come la
sensazione di insicurezza possa essere un sentimento irrazionale. Varie
ricerche condotte in Gran Bretagna e negli Stati Uniti nel corso degli
anni '80 hanno sottolineato l'irrazionalità - rispetto alle cause - della
paura, ponendo in rilievo come i gruppi fra i quali era maggiormente
diffusa - in genere le donne e gli anziani - fossero anche quelli che
correvano meno rischi, mostrando un più basso tasso di vittimizzazione.
Nella presente indagine, il paradosso non regge, tendenzialmente, riguardo
alla variabile sesso. La ragione di questi risultati non è di facile
interpretazione. Il dato può essere dovuto in parte alle imprecise ed
allarmanti informazioni che i media diffondono circa i rischi concreti di
subire un reato (soprattutto in occasione di reati gravi consumati in
città); come pure al maggiore vulnerabilità delle persone anziane
ed alla percezione delle conseguenze che possono derivare dal rimanere
vittima di un reato, elementi questi che entrano tutti nella valutazione
soggettiva del rischio. E' evidente, del resto, di come gli anziani
percepiscano l'atto criminale come un evento molto più minaccioso rispetto
ad altri cittadini, proprio perché si rivela più devastante nel suo
impatto e nelle sue conseguenze (economiche, sanitarie, psicologiche etc.)
sulla loro vita. Le prossime tavole, invece, riguardano le correlazioni
tra la variabile sesso e quelle relative al senso di insicurezza ed
alla vittimizzazione.

Il dato evidenzia che i
maschi sembrano tendenzialmente più sicuri delle femmine ed appare in
linea, con le risultanze di altre ricerche che, del resto, evidenziano una
maggior rilevanza della variabile di genere dato che mostrano una quota di
donne che non si sente sicura nettamente maggiore di quella degli uomini,
relativamente a tutti gli indicatori ed ai comportamenti analizzati. La
tavola mostra che le femmine risultano essere tendenzialmente soggette con
una maggiore probabilità di vittimizzazione.

Questo dato si lega,
dunque, col precedente che ne rileva la maggiore insicurezza e si discosta
dalla maggioranza delle ricerche che vedono gli uomini più soggetti a
rimanere vittime di reati rispetto alle donne. Analizzando la relazione
tra il livello di insicurezza dei cittadini di Mantova e la loro pregressa
vittimizzazione, indipendentemente dal sesso e dall'età, emerge che
l'essere stato vittima di un reato favorisce il senso di
insicurezza.

Gli studi e le ricerche che
si sono occupati della relazione fra esperienze di vittimizzazione e paura
personale sono giunte a risultati contrastanti. La sola ricerca
longitudinale condotta su questo argomento pone in evidenza che le
esperienze di vittimizzazione fanno nascere o crescere la paura
personale.
| Per chiarire
meglio la correlazione alcuni ricercatori hanno introdotto il
concetto di vittimizzazione allargata identificando l'insieme
delle conseguenze psicologiche patite da un soggetto e derivanti da
un atto criminale, anche se non subito direttamente, a causa
dell'amplificazione che i legami sociali della vittima riescono a
produrre anche tra coloro che non erano
presenti. |
Non va dimenticato,
comunque, che la vittimizzazione mantiene un ruolo centrale attraverso i
suoi effetti secondari, ovvero il suo impatto sull'ambiente sociale della
vittima.
La tavola che precede
mostra con chiarezza come l'esperienza di vittimizzazione sia distribuita
in modo omogeneo tra i cittadini abitanti nelle diverse zone di
Mantova. Si passa ora ad analizzare la reazione delle persone che sono
state vittima di un reato in relazione alla loro propensione a
denunciare.

La tabella che precede pone
in evidenza come le femmine tendano a denunciare con maggior probabilità
rispetto ai maschi che, stando alle risposte emerse circa l'utilità di
presentare denuncia, reputano questa attività del tutto inutile, salvo
quando strettamente necessaria per riottenere i documenti o risarcimenti
dalle assicurazioni.

E' interessante notare,
nella tabella 8, che sono le persone ultrasessantenni coloro che tendono a
non denunciare il reato. Il dato è riferibile all'ipotesi - non così
remota - che sia meno agevole per una persona anziana affrontare i disagi
connessi ad una denuncia. Infatti per un anziano recarsi presso le
forze dell'ordine, magari trovare qualcuno che l'accompagna e lo aiuta ad
orientarsi negli uffici, affrontare lo stress connesso ad un'attività non
consueta significa, molto spesso, aggiungere ai disagi derivanti dal reato
subito un'attività che finisce per stravolgere ulteriormente le abitudini
della persona offesa.

La tavola precedente
analizza il senso di sicurezza della vittima di reato in funzione della
denuncia effettuata ed evidenzia come le persone che godono di maggiori
livelli di sicurezza sono quelle più disposte a denunciare il reato
subito.
| In un
interessante saggio Robert Putnam definisce capitale sociale
la fiducia, le norme condivise che regolano la convivenza, la
partecipazione alla vita pubblica, elementi che caratterizzano una
comunità civica che, a differenza di quelle meno civiche
(dove la vita è più rischiosa, i cittadini sono più diffidenti e le
leggi imposte dall'alto sono fatte per essere infrante), presenta
un'organizzazione sociale più efficiente.
Putnam R. (1993), La
tradizione civica nelle regioni italiane, Mondadori,
Milano. |
In altre parole, coloro che
mostrano di avere una più alta fiducia nelle istituzioni, un maggior
"senso civico", si rivelano essere più sicuri. Infine, nelle tabelle
che seguono, sono indicate le distribuzioni delle risposte dei soggetti
relative a cosa può aumentare il senso di sicurezza e quali tecniche sono
ritenute più adeguate e preferibili nel combattere la criminalità. Sono
state analizzate le risposte in funzione dell'età (non anziani vs.
anziani), del sesso (maschi vs. femmine), dell'esperienza di
vittimizzazione (vittimizzati vs. non vittimizzati) e del senso di
sicurezza (persone con senso di sicurezza vs. senza senso di
sicurezza). Si sono inoltre indicate le direzioni delle eventuali
discrepanze all'interno dei singoli livelli di variabile: per esempio nel
caso della esigenza di certezza della pena, è stato indicato con F il
maggiore vantaggio indicato dalle donne, che esprimono il bisogno di una
maggiore certezza nell'applicazione della pena. Nei casi in cui tali
discrepanze raggiungono una differenza significativa al test del c2, tale
significatività è stata indicata con un asterisco. Si ricorda che per
significatività statistica si intendente la non causalità delle
differenze riscontrate. Così, dalla tabella 10 emerge chiaramente che
un migliore controllo del territorio è gradito alle persone di età
inferiore a 59 anni. Le donne trovano invece nella maggiore
illuminazione delle strade un utile strumento per diminuire il senso
insicurezza. Infine, le persone che si sentono meno sicure indicano
come possibili iniziative la limitazione dell'accesso agli extracomunitari
e l'adozione di sistemi di allarme. Anche queste scelte - maggiormente
caratterizzate da un atteggiamento di difesa e di "chiusura" - si
inquadrano in quanto di è detto a proposito del sentimento di sfiducia che
contraddistingue coloro che non si sentono sicuri. Le persone anziane,
inoltre, mostrano di orientarsi verso soluzioni che prevedano più
solidarietà, una città più pulita e l'adozione di sistemi d'allarme nelle
abitazioni per incrementare il senso di sicurezza.
|
Tab.10 Come può aumentare il senso
di sicurezza in base a: età, sesso, esperienze di vittimizzazione e
sensazione di sicurezza nella città di
Mantova. |
|
|
Età |
Sesso |
Vittime |
Sensazione
sicurezza |
|
Pattugliamento |
N.A.* |
M/F |
N.V. |
S. |
|
Certezza della
Pena |
N.A. |
F |
V. |
N.S. |
|
Meno devianza per sostanze
illecite |
N.A. |
M/F |
N.V. |
S. |
|
Città più
pulita |
N.A. e A. |
M |
N.V. |
S. |
|
Quartieri più
illuminati |
N.A. |
F* |
N.V. |
S. |
|
Più
solidarietà |
A. |
M |
N.V. e V. |
S. |
|
Limitare accesso ad
extracomunitari |
N.A. |
F |
N.V. e V. |
N.S.* |
|
Adozione di sistemi di allarme in
casa |
A. |
M |
N.V. e V. |
N.S.* |
|
LEGENDA:
N.A. = Non Anziano (<59 anni);
A. = Anziano (> 60 anni); N.V. = Non Vittimizzato; V.=
Vittimizzato; N.S. = Non mi sento sicuro; S.= mi sento sicuro;
*= p<0.05
|
|
Tab.11 Come si orientano i
cittadini riguardo agli interventi per aumentare il senso di
sicurezza in base a: età, sesso, esperienze di vittimizzazione e
sensazione di sicurezza nella città di
Mantova. |
|
|
Età |
Sesso |
Vittime |
Sensazione
sicurezza |
|
Progetti di aiuto alle
vittime |
A. |
M |
N.V. e V. |
S. |
|
Prevenzione e aiuto alle fasce
più deboli |
A. |
F |
V. |
S.* |
|
Favorire l’integrazione
sociale |
N.A. |
F |
N.V.* |
S.* |
|
Sviluppare il senso di
appartenenza |
N.A.* |
M |
V. |
S. |
|
Utilizzo di pensionati per
sicurezza bambini |
N.A. |
M |
N.V.* |
S. |
|
Creazione di percorsi urbani
sicuri |
N.A. e A. |
F |
V. |
N.S. |
|
Progetti culturali per alleviare
l’apatia giovanile |
A. |
F |
V. |
S. |
|
Istituzione del vigile di
quartiere |
N.A. |
M |
N.V. |
N.S. |
|
Installazione di
videocamere |
N.A. |
F |
V. |
N.S. |
|
Contributi per sistemi privati di
allarme |
N.A. |
F |
V. |
N.S. |
|
Corsi di autodifesa nelle
scuole |
A. |
M |
V. |
N.S. |
|
Liberalizzazione dell’uso di
armi |
A. |
M |
V. |
N.S. |
|
LEGENDA:
N.A. = Non Anziano (<59 anni);
A. = Anziano (> 60 anni); N.V. = Non Vittimizzato; V.=
Vittimizzato; N.S. = Non mi sento sicuro; S.= mi sento sicuro;
*= p<0.05
|
Rispetto alle tecniche di
intervento i cittadini di età inferiore a 59 anni indicano come utili i
programmi tesi a sviluppare il senso di appartenenza alla
collettività. I soggetti che non hanno avuto esperienze di
vittimizzazione, dal canto loro, ritengono utili dei programmi che
favoriscano l'integrazione sociale, con la creazione di posti di lavoro,
abitazioni etc. Infine, le persone che si sentono maggiormente sicure
individuano nei progetti di prevenzione e di aiuto alle fasce più deboli
della popolazione, nonché nei programmi tesi a favorire l'integrazione
sociale gli strumenti che ben potrebbero aumentare il senso di
sicurezza. Anche in questo caso sono da ritenere valide le osservazioni
fatte in precedenza circa la tendenza - per coloro che già nutrono un
sentimento di sicurezza - ad aprirsi verso la comunità, con un
atteggiamento di partecipazione alla cosa comune e di fiducia nei
confronti delle istituzioni.
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