>> 2.3 L'analisi inferenziale del questionario

In questa parte del rapporto si sono analizzate alcune variabili incrociandole tra loro (analisi bivariata o multivariata) in modo da ottenere informazioni più attendibili rispetto alla mera descrizione del dato.
Si sono quindi utilizzate le metodologie della così detta statistica inferenziale il cui scopo è quello di poter generalizzare all'intera popolazione i risultati emergenti dal campione selezionato.
Di seguito vengono riportate alcune tabelle bivariate con in calce gli indici più comuni di significatività statistica: il test del chi quadrato (c2), ed una misura di associazione, lambda (l), parametri entrambi capaci di testare statisticamente la 'tenuta' e la "forza" della relazione.
Nella costruzione delle seguenti tabelle le singole voci di ogni variabile sono state raggruppate in due categorie essenziali ed antitetiche. Questa operazione, nota con il termine di dicotomizzazione, permette una più rapida ed agevole lettura ed analisi del dato.
Le prime due tabelle riguardano la variabile età correlata alla sensazione di insicurezza ed alle esperienze di vittimizzazione.

I soggetti anziani si dimostrano maggiormente esposti all'insicurezza sociale, è quindi nei loro confronti che deve indirizzarsi la più parte degli sforzi delle politiche di prevenzione e repressione della criminalità, nonché degli atti di inciviltà. Non sorprenda l'accorpamento in una singola voce 'fino a 59 anni di più fasce di età, dovuta in primo luogo alla ridotta dimensione della quota di giovani nei rispondenti al questionario, in secondo luogo al fatto che si voleva isolare la classe degli anziani come categoria maggiormente a rischio e sensibile al problema.

Le persone anziane risultano essere meno vittimizzate. Il dato sembra paradossale: le persone meno vittimizzate sono le più insicure
Si è già detto di come la sensazione di insicurezza possa essere un sentimento irrazionale.
Varie ricerche condotte in Gran Bretagna e negli Stati Uniti nel corso degli anni '80 hanno sottolineato l'irrazionalità - rispetto alle cause - della paura, ponendo in rilievo come i gruppi fra i quali era maggiormente diffusa - in genere le donne e gli anziani - fossero anche quelli che correvano meno rischi, mostrando un più basso tasso di vittimizzazione. Nella presente indagine, il paradosso non regge, tendenzialmente, riguardo alla variabile sesso.
La ragione di questi risultati non è di facile interpretazione.
Il dato può essere dovuto in parte alle imprecise ed allarmanti informazioni che i media diffondono circa i rischi concreti di subire un reato (soprattutto in occasione di reati gravi consumati in città); come pure al maggiore vulnerabilità delle persone anziane ed alla percezione delle conseguenze che possono derivare dal rimanere vittima di un reato, elementi questi che entrano tutti nella valutazione soggettiva del rischio. E' evidente, del resto, di come gli anziani percepiscano l'atto criminale come un evento molto più minaccioso rispetto ad altri cittadini, proprio perché si rivela più devastante nel suo impatto e nelle sue conseguenze (economiche, sanitarie, psicologiche etc.) sulla loro vita.
Le prossime tavole, invece, riguardano le correlazioni tra la variabile sesso e quelle relative al senso di insicurezza ed alla vittimizzazione.

Il dato evidenzia che i maschi sembrano tendenzialmente più sicuri delle femmine ed appare in linea, con le risultanze di altre ricerche che, del resto, evidenziano una maggior rilevanza della variabile di genere dato che mostrano una quota di donne che non si sente sicura nettamente maggiore di quella degli uomini, relativamente a tutti gli indicatori ed ai comportamenti analizzati.
La tavola mostra che le femmine risultano essere tendenzialmente soggette con una maggiore probabilità di vittimizzazione.

Questo dato si lega, dunque, col precedente che ne rileva la maggiore insicurezza e si discosta dalla maggioranza delle ricerche che vedono gli uomini più soggetti a rimanere vittime di reati rispetto alle donne.
Analizzando la relazione tra il livello di insicurezza dei cittadini di Mantova e la loro pregressa vittimizzazione, indipendentemente dal sesso e dall'età, emerge che l'essere stato vittima di un reato favorisce il senso di insicurezza.

Gli studi e le ricerche che si sono occupati della relazione fra esperienze di vittimizzazione e paura personale sono giunte a risultati contrastanti.
La sola ricerca longitudinale condotta su questo argomento pone in evidenza che le esperienze di vittimizzazione fanno nascere o crescere la paura personale.

Per chiarire meglio la correlazione alcuni ricercatori hanno introdotto il concetto di vittimizzazione allargata identificando l'insieme delle conseguenze psicologiche patite da un soggetto e derivanti da un atto criminale, anche se non subito direttamente, a causa dell'amplificazione che i legami sociali della vittima riescono a produrre anche tra coloro che non erano presenti.

Non va dimenticato, comunque, che la vittimizzazione mantiene un ruolo centrale attraverso i suoi effetti secondari, ovvero il suo impatto sull'ambiente sociale della vittima.

 

La tavola che precede mostra con chiarezza come l'esperienza di vittimizzazione sia distribuita in modo omogeneo tra i cittadini abitanti nelle diverse zone di Mantova.
Si passa ora ad analizzare la reazione delle persone che sono state vittima di un reato in relazione alla loro propensione a denunciare.

La tabella che precede pone in evidenza come le femmine tendano a denunciare con maggior probabilità rispetto ai maschi che, stando alle risposte emerse circa l'utilità di presentare denuncia, reputano questa attività del tutto inutile, salvo quando strettamente necessaria per riottenere i documenti o risarcimenti dalle assicurazioni.

E' interessante notare, nella tabella 8, che sono le persone ultrasessantenni coloro che tendono a non denunciare il reato.
Il dato è riferibile all'ipotesi - non così remota - che sia meno agevole per una persona anziana affrontare i disagi connessi ad una denuncia.
Infatti per un anziano recarsi presso le forze dell'ordine, magari trovare qualcuno che l'accompagna e lo aiuta ad orientarsi negli uffici, affrontare lo stress connesso ad un'attività non consueta significa, molto spesso, aggiungere ai disagi derivanti dal reato subito un'attività che finisce per stravolgere ulteriormente le abitudini della persona offesa.

La tavola precedente analizza il senso di sicurezza della vittima di reato in funzione della denuncia effettuata ed evidenzia come le persone che godono di maggiori livelli di sicurezza sono quelle più disposte a denunciare il reato subito.

In un interessante saggio Robert Putnam definisce capitale sociale la fiducia, le norme condivise che regolano la convivenza, la partecipazione alla vita pubblica, elementi che caratterizzano una comunità civica che, a differenza di quelle meno civiche (dove la vita è più rischiosa, i cittadini sono più diffidenti e le leggi imposte dall'alto sono fatte per essere infrante), presenta un'organizzazione sociale più efficiente.

Putnam R. (1993), La tradizione civica nelle regioni italiane, Mondadori, Milano.

In altre parole, coloro che mostrano di avere una più alta fiducia nelle istituzioni, un maggior "senso civico", si rivelano essere più sicuri.
Infine, nelle tabelle che seguono, sono indicate le distribuzioni delle risposte dei soggetti relative a cosa può aumentare il senso di sicurezza e quali tecniche sono ritenute più adeguate e preferibili nel combattere la criminalità.
Sono state analizzate le risposte in funzione dell'età (non anziani vs. anziani), del sesso (maschi vs. femmine), dell'esperienza di vittimizzazione (vittimizzati vs. non vittimizzati) e del senso di sicurezza (persone con senso di sicurezza vs. senza senso di sicurezza).
Si sono inoltre indicate le direzioni delle eventuali discrepanze all'interno dei singoli livelli di variabile: per esempio nel caso della esigenza di certezza della pena, è stato indicato con F il maggiore vantaggio indicato dalle donne, che esprimono il bisogno di una maggiore certezza nell'applicazione della pena.
Nei casi in cui tali discrepanze raggiungono una differenza significativa al test del c2, tale significatività è stata indicata con un asterisco.
Si ricorda che per significatività statistica si intendente la non causalità delle differenze riscontrate.
Così, dalla tabella 10 emerge chiaramente che un migliore controllo del territorio è gradito alle persone di età inferiore a 59 anni.
Le donne trovano invece nella maggiore illuminazione delle strade un utile strumento per diminuire il senso insicurezza.
Infine, le persone che si sentono meno sicure indicano come possibili iniziative la limitazione dell'accesso agli extracomunitari e l'adozione di sistemi di allarme.
Anche queste scelte - maggiormente caratterizzate da un atteggiamento di difesa e di "chiusura" - si inquadrano in quanto di è detto a proposito del sentimento di sfiducia che contraddistingue coloro che non si sentono sicuri.
Le persone anziane, inoltre, mostrano di orientarsi verso soluzioni che prevedano più solidarietà, una città più pulita e l'adozione di sistemi d'allarme nelle abitazioni per incrementare il senso di sicurezza.

Tab.10  Come può aumentare il senso di sicurezza in base a: età, sesso, esperienze di vittimizzazione e sensazione di sicurezza nella città di Mantova.

 

Età

Sesso

Vittime

Sensazione sicurezza

Pattugliamento

N.A.*

M/F

N.V.

S.

Certezza della Pena

N.A.

F

V.

N.S.

Meno devianza  per sostanze illecite 

N.A.

M/F

N.V.

S.

Città più pulita

N.A. e A.

M

N.V.

S.

Quartieri più illuminati

N.A.

F*

N.V.

S.

Più solidarietà

A.

M

N.V. e V.

S.

Limitare accesso ad extracomunitari

N.A.

F

N.V. e V.

N.S.*

Adozione di sistemi di allarme in casa

A.

M

N.V. e V.

N.S.*

LEGENDA:

N.A. = Non Anziano (<59 anni); A. = Anziano (> 60 anni); N.V. = Non Vittimizzato; V.= Vittimizzato; N.S. = Non mi sento sicuro; S.= mi sento sicuro;        *= p<0.05

 

Tab.11  Come si orientano i cittadini riguardo agli interventi per aumentare il senso di sicurezza in base a: età, sesso, esperienze di vittimizzazione e sensazione di sicurezza nella città di Mantova.

 

Età

Sesso

Vittime

Sensazione sicurezza

Progetti di aiuto alle vittime

A.

M

N.V. e V.

S.

Prevenzione e aiuto alle fasce più deboli

A.

F

V.

S.*

Favorire l’integrazione sociale 

N.A.

F

N.V.*

S.*

Sviluppare il senso di appartenenza

N.A.*

M

V.

S.

Utilizzo di pensionati per sicurezza bambini

N.A.

M

N.V.*

S.

Creazione di percorsi urbani sicuri

N.A. e A.

F

V.

N.S.

Progetti culturali per alleviare l’apatia giovanile

A.

F

V.

S.

Istituzione del vigile di quartiere

N.A.

M

N.V.

N.S.

Installazione di videocamere

N.A.

F

V.

N.S.

Contributi per sistemi privati di allarme

N.A.

F

V.

N.S.

Corsi di autodifesa nelle scuole

A.

M

V.

N.S.

Liberalizzazione dell’uso di armi

A.

M

V.

N.S.

LEGENDA:

N.A. = Non Anziano (<59 anni); A. = Anziano (> 60 anni); N.V. = Non Vittimizzato; V.= Vittimizzato; N.S. = Non mi sento sicuro; S.= mi sento sicuro;        *= p<0.05

Rispetto alle tecniche di intervento i cittadini di età inferiore a 59 anni indicano come utili i programmi tesi a sviluppare il senso di appartenenza alla collettività.
I soggetti che non hanno avuto esperienze di vittimizzazione, dal canto loro, ritengono utili dei programmi che favoriscano l'integrazione sociale, con la creazione di posti di lavoro, abitazioni etc.
Infine, le persone che si sentono maggiormente sicure individuano nei progetti di prevenzione e di aiuto alle fasce più deboli della popolazione, nonché nei programmi tesi a favorire l'integrazione sociale gli strumenti che ben potrebbero aumentare il senso di sicurezza.
Anche in questo caso sono da ritenere valide le osservazioni fatte in precedenza circa la tendenza - per coloro che già nutrono un sentimento di sicurezza - ad aprirsi verso la comunità, con un atteggiamento di partecipazione alla cosa comune e di fiducia nei confronti delle istituzioni.

 

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